GLI AMICI PRESENTANO MASSIMO SGRELLI

Massimo Sgrelli è nostro amico da molti anni: tutti dicono che è una persona veramente amabile, e noi lo confermiamo. Egli è stato un alto dirigente dello Stato, Capo del Dipartimento del Cerimoniale di Stato presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, dal 1992 al 2008.  Dal suo ufficio di Palazzo Chigi ha coordinato le più importatni cerimonie di Stato.
         Quando siamo andati trovarlo, ci ha fatto visitare il palazzo, mostrandoci anche la sala del Consiglio dei Ministri, che ci è apparsa molto severa. Il Dipartimento del Cerimoniale di Stato si occupa di tutti gli aspetti nazionali del cerimoniale, mentre quelli internazionali sono curati dal Cerimoniale diplomatico della Repubblica presso il Ministero degli Affari Esteri. Infatti, egli ci ha spiegato, che il cerimoniale di uno Stato è competenza del governo, in ogni paese. Altri importanti uffici del cerimoniale sono da noi presenti presso le massime istituzioni costituzionali, ma essi hanno carattere domestico: si occupano, cioè, degli aspetti formali della attività del proprio ente  e dei suoi organi. Fra questi uffici il più importante è l’ufficio del cerimoniale della Presidenza della Repubblica. Le altre istituzioni centrali, diverse dal governo, nonchè le regioni e gli enti locali possono emanare e attuare disposizioni protocollari integrative (mai modificative di quelle generali) per gli aspetti concernenti le loro attività.
        Il nostro amico Massimo ha una formazione giuridica, essendosi laureato in giurisprudenza  presso l’Università di Roma “La Sapienza”. Si è successivamente specializzato presso la cattedra di diritto amministrativo, collaborando con il Professor Massimo Severo Giannini. E’ stato in gioventù ufficiale di complemento dell’Esercito, e ci ha anche mostrato qualche sua immagine in divisa.  
        Successivamente è entrato con concorso nella pubblica amministrazione, prestando servizio prima presso il Ministero del Turismo e dello spettacolo e poi presso quello della Difesa, ove ha diretto importanti uffici, accedendo successivamente, ancora per concorso, alla qualifica di dirigente. Si è dedicato, oltrechè al diritto amministrativo, a studi di organizzazione aziendale e a studi di storia dell’amministrazione pubblica, ma la sua vera passione è la sociologia delle ritualità ufficiali.     
       Quando è stato chiamato, nel 1985, alla Presidenza del Consiglio dei ministri per occuparsi del cerimoniale, non conosceva bene le tradizioni protocollari di Stato, ed è rimasto assai sorpreso della loro scarsa ufficialità e della assenza di regole specifiche. Diciamo che gli è parso che la Pubblica Amministrazione procedesse piuttosto con criteri di improvvisazione che con metodo. Si è posto perciò, spontaneamente, l’obiettivo di elaborare l’insieme delle regole alle quali le amministrazioni pubbliche centrali e locali devono attenersi nelle ritualità di carattere ufficiale. In ciò animato da un fortissimo amor di patria e profondo spirito di servizio pubblico e dal desiderio di elevare il livello delle formalità pubbliche, ritenendole espressione di un più generale atteggiamento di rispetto di regole, per il quale in Italia non vi è grande attenzione. Egli ci ha riferito che queste regole di forma risultavano spesso disattese, anche perché sconosciute, in particolare nelle regioni e negli enti locali. 
        Ma sappiamo bene che questi enti hanno, ormai, una rete di relazioni esterne consistente ed è bene, perciò, che operino correttamente sul piano formale, soprattutto nei rapporti internazionali. Insomma per Sgrelli è stato, ed è, fortissimo il desiderio di far fare bella figura all’Italia nel suo complesso. In questa opera di edificazione del protocollo nazionale italiano non ha trovato aiuti, poiché il tema era per lo più giudicato ozioso, anche perché privo di interesse diretto da parte delle autorità politiche di ogni colore. E tuttavia Sgrelli ha continuato ad elaborare ed emanare, attraverso il Dipartimento del Cerimoniale di Stato, del quale nel frattempo era divenuto direttore, una serie di circolari, di istruzioni , di pareri, di indicazioni sui più vari argomenti del protocollo di stato, dedicandosi anche con impegno alla attività didattica in questa materia, rivolta a funzionari pubblici, ad addetti a relazioni esterne, a laureati in scienze della comunicazione, a giovani giornalisti e altri cultori.
          In molti ci hanno confermato che, se l’Italia ha oggi un cerimoniale ufficiale, si deve a Sgrelli, che ha dedicato a ciò gran parte della attività professionale della sua vita. Il suo manuale di Cerimoniale è riconosciuto come la bibbia della materia e giudicato uno dei migliori testi del mondo sull’argomento. Ce ne ha fatto omaggio soltanto quando è uscita la sua quinta edizione, ed il testo era ormai divenuto un classico. Il volume è adottato come libro di testo in accademie ed altre scuole di formazione, ma è tenuto anche sul tavolo di ogni addetto alle relazioni esterne, di ogni capo di gabinetto, di ogni responsabile della comunicazione, di ogni capo struttura di presidenza e di ogni assistente di direzione, come pure è consultato in tutti gli uffici che hanno rapporti con l’esterno.
     Sgrelli continua a svolgere con passione il suo lavoro animato da profondo spirito di servizio che lo tiene ancora impegnato, come all’esordio della sua attività, nella costruzione, applicazione e diffusione del cerimoniale in tutte le istituzioni italiane, senza demoralizzarsi se alcune autorità non colgono il significato profondo del rispetto delle regole formali, e cioè l’essere – queste- una delle espressioni della legalità, e non fra le meno significative.
      Sgrelli è stato invitato a tenere conferenze in varie località italiane presso istituzioni pubbliche e private ed ha svolto la relazione di apertura dell’ottavo Congresso internazionale di cerimoniale, tenutosi per la prima volta in Italia il 21 novembre 2007. La relazione da lui tenuta ha suscitato interesse in tutti i partecipanti stranieri ed anche qualche sorpresa per la novità delle tesi sostenute. 
       In quella occasione la Sala della Protomoteca del Campidoglio di Roma era strapiena di convegnisti provenienti da tutto il mondo che avevano grande gioia di parlare di cerimoniale proprio in uno dei luoghi che aveva visto le maggiori espressioni del potere imperiale romano.
      Per gli aspetti personali, possiamo dirvi che il nostro amico Massimo è sposato ed ha due figli ed è gioiosamente contento di essere nonno della piccola Elena, con la quale lo vediamo giocare non appena gli è possibile. Egli è profondamente devoto del Beato Antonio Rosmini, del cui pensiero cerca periodicamente di illustrarci il grande valore spirituale e filosofico, con una passione che non è pari alla nostra attenzione (ma noi non lo diamo a vedere). Il nostro amico Massimo divide gli uomini in sostanzialisti e formalisti; che nel campo spirituale si traduce in: spiritualisti e ritualisti,  nel mondo costituzionale in: laici e integralisti, nel mondo filosofico in: relativisti e assolutisti, e nel mondo del cerimoniale in: signori e parvenu. Parvenu sono quelli che vanno a cena dagli amici vestiti con un abito scuro, polsini con gemelli, scarpe nere molto lucide, fazzoletto nel taschino di colore bianco come la camicia, insegna onorifica sulla giacca e orologio di marca, gilet (come, cioè, ci si deve abbigliare ad una cerimonia ufficiale). Signori sono invece quelli che rispettano le regole del decoro e della eleganza sobria, senza tralasciare un tocco di vivacità, tratta dalla vita quotidiana, che dia gioia alla vista dei loro interlocutori, e quindi non ne deprima l’umore. I signori sono quindi dotati di flessibilità intellettuale, che gli consente di scegliere il comportamento giusto per ciascuna circostanza. In fondo, noi concordiamo con il nostro amico Massimo.

Sgrelli Massimo

io@sgrellimassimo.it

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