DEFINIZIONE DI "CERIMONIALE"

Nel mio libro sul cerimoniale, ho avuto modo di definire il significato di questo vocabolo, talora mitizzato, talora deriso. Qui posso ricordare che, in genere, si ritiene che il cerimoniale sia uno stile di comportamento rispettoso del bon ton, e lo si confonde, quindi, con il galateo. Mentre il cerimoniale è l’insieme delle regole che disciplinano il comportamento formale degli enti e organi pubblici e dei titolari di cariche ufficiali. Esso definisce complessivamente le regole delle ritualità di Stato ed inoltre uno stile che, nei regimi assoluti o totalitari, è volto a enfatizzare la figura del leader, mentre negli ordinamenti democratici, è correlato alla valenza pubblica temporanea delle cariche e, se queste hanno rango formalmente paritario privilegia il più debole, nel rapporto tra due, e parifica le posizioni, nei rapporti plurimi, per evitare, ancora, che prevalga il più forte.

Quindi, negli ordinamenti democratici, il cerimoniale, attraverso una compressione dell’ ego, vuole favorire le relazioni sul piano formale, affinché possano essere proficue quelle sostanziali.

Tutte le regole di cerimoniale sono perciò volte ad eliminare ogni tipo di comportamento valutativo di carattere personale o politico, codificando un assetto predefinito dei ranghi istituzionali secondo la loro valenza ordinamentale e, a parità, secondo criteri terzi.

Il cerimoniale ha quindi valore pubblico. Ma le sue regole si applicano anche nel mondo imprenditoriale.

Ricordo che la competenza, in materia di cerimoniale, appartiene allo Stato, che la esercita attraverso il governo, il quale si avvale dell’ Ufficio del cerimoniale diplomatico della Repubblica presso il Ministero degli Affari Esteri, per gli aspetti internazionali e del Dipartimento del cerimoniale di Stato, presso la Presidenza del consiglio dei ministri, per gli aspetti nazionali.

Le regole del cerimoniale sono in parte scritte, ed in parte consuetudinarie. Per conoscerle, rinvio  al mio libro.

CENNI STORICI SUL CERIMONIALE

Le origini del cerimoniale sono antichissime e, nel mio libro, potrete trovare tutta una serie di riferimenti storico-sociologici, che hanno portato al cerimoniale odierno. Esso, peraltro, applica ancora alcune regole risalenti a migliaia di anni fa: quindi possiamo dire che vi è sequenzialità  di regole in questa materia, e che molte di esse hanno anche carattere internazionale, facendo del cerimoniale argomento comune in numerosi contesti geografici.

Nel corso dei secoli il cerimoniale ha goduto di attenzioni differenti e, oggi, esso è improntato, negli ordinamenti democratici, dalla dichiarazione universale dei diritti dell’uomo che attribuisce una pari dignità a ciascuno. La nostra Costituzione è, su questo punto, addirittura mirabile, quando afferma, nell’articolo 3 (quello dell’eguaglianza), la  pari dignità sociale dei cittadini.

Il cerimoniale odierno è quindi un cerimoniale che muove da questa impostazione ordinamentale.

In Italia il cerimoniale ha avuto momenti di discontinuità  storica in occasione delle tappe modificative della storia nazionale. In alcune regioni si è passato dal cerimoniale austro ungarico, da quello pontificio e da quello borbonico, al cerimoniale sabaudo. Durante il regime fascista il cerimoniale ha subito l’enfasi propria di ogni regime totalitario. Con l’avvento della Repubblica e l’entrata in vigore della costituzione, il cerimoniale si è connotato di carattere democratico e nel mio libro descrivo quale sia stata la sua evoluzione fino ai nostri giorni.

Nel 2006 un decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri ha fissato le regole, che io stesso avevo elaborato nel tempo, dotando l’Italia di un protocollo di Stato.

Sgrelli Massimo

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